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DedalusEvelyne 
-La poesia salverà il mondo, o almeno spero.
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diario | Spiragli d'animo |
 
diario
1visite.

10 maggio 2012

-Occhi

Occhi che crescono, 

occhi che non hanno paura di incontrarsi perché 
vi hanno da mostrare solo rabbia.
Gesti studiati e calcolati, 
ma petti troppo costretti e tavoli che separano come trincee.
Mani fredde che tremano, 
si raggomitolano e si riducono ad un impersonale tocco.
I discorsi buttati,
le risate ricercate e il nulla come risultato delle lacrime ormai talmente stufe di cadere da rimanere ben serrate nei bulbi oculari.
Solo le contrazioni di uno stomaco tradiscono 
la tristezza di una sedia vuota ancora calda.


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6 dicembre 2011

E spesso

non si riesce a comprendere che il vero motore dell'universo non è l'amore, ma la passione in ogni sua forma 





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22 settembre 2011

Regola n'1 : Tempo al tempo.

        
-Il senso di nausea è ancora troppo forte,

appena avrò digerito

vomiterò parole anche su questo.


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18 settembre 2011

Brescia

Per le vie di questa città mi ritrovo a dialogare.
Né con me stessa, né con la nebbia.
Parlo al cuore di questa città, stretto troppo a fondo nel filo spinato.
La mattina la città sussurra, spesso la ignoro con le cuffie nelle orecchie; 
ma lei fa le ore piccole e al sorgere del sole borbotta e si lamenta.
Le parlo sul finire del mattino, in quelle ore dimenticate da tutti, relegate ad una finestra sporca e ad una tenda scolorita. 
Quelle ore fatte per affacciarsi ad un balcone e sorridere a quegli sparuti passanti, dal passo malfermo e lo sguardo al cielo.
Amo questa città a Dicembre, quando mi regala neve per custodire attimi malcelati.
Amo questa città a Gennaio, quando sperpera piogge gelate per mantenere il ricordo di dolcezze rare.
Amo questa città a Marzo, quando si risveglia dal torpore e arrossisce sentendosi viva.
Amo questa città a Maggio, quando nasconde l’imbarazzo per mostrare il suo cuore a chi non appartiene.
Amo questa città a Giugno, quando distribuisce abbracci e consapevolezze disequamente. 
Amo questa città a Luglio, quando impone più freddo che a Novembre. Nell’animo.
Odio questa città ad Agosto, quando tutta questa luce mi impedisce di leggere negli occhi di chi mi circonda la verità di una storia dimenticata, i sentimenti vuoti a rendere di chi mi dona solo banali palpitazioni ormai svalutate.


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31 agosto 2011

Nulla scorre senza lasciare traccia


Un pizzico di zucchero dopo la pillola più amara.
La medaglia d'argento che guarda con invidia quella d'ora e con gioiosità quella di bronzo.

Una pennellata nell'animo di chi abbiamo amato ad occhi chiusi.
La sicurezza nel passo di chi se ne va, anche se incapace di trovare la forza per non voltarsi indietro.

L'amarezza di un barattolo di lacrime mitigato dal calore dolce 
di un ricordo rievocato talmente tante volte da avere i bordi lisi,
intravedo le ossa, le fondamenta.



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18 giugno 2011

Indefinito.

E ti vedo tentennare, sotto questo cielo inquinato di luci.
I lampioni donano un'atmosfera irreale e i gradini 
di questa chiesa non mi gelano solo le gambe,
anche la mente.

Mi sento affogare nel fiume di parole che riversi,
eppure le sento infrangersi come onde sugli scogli,
inutili.

E ancora tenti di spiegare, di illustrare, di illuminare
un'idea senza corporeità. 
Io ti dono sentimenti, tu ricambi con parole vuote,
io ti dono lacrime libere, tu ricambi con sguardi rinchiusi e
assenza di abbracci.

Ti vedo tremare, tutto questo ti fa paura,
non vedi l'ora che l'alba sorga di nuovo per fare
di tutto questo solo un sogno molto strano.

Mi lasci con l'amaro in bocca e il vuoto nello sguardo;
nel cuore quell'immagine che credo neppure tu scorderai mai:
la mia mano che inutilmente cerca di nascondere lacrime traditrici
e il tuo capo appoggiato pesantemente, gli occhi colmi di uno sguardo sconsolato.

Questo siamo e chissà se questo
rimarremo.


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6 giugno 2011

-Nottate di fumo senza cuore.

Appoggiata mollemente alla balaustra bianco-sporco semi arrugginita, una camel quasi finita fra le dita, la musica a volume incontrastato e una folla di ragazzini ubriachi o presunti tali.
Strano, eppure sono proprio io.
Come se non bastasse il gelo che si sta espandendo nelle viscere, un fottutissimo vento inizia perfidamente a spirare e il mio bel coprispalle è totalmente inutile.
Porto la sigaretta alle labbra, ne aspiro una boccata, e fra me e me mi do dell'idiota.
"Ti pare il caso di ridurti così?" sostiene con voce petulante la mia parte coscienziosa, violentemente zittita con stizza dalla parte scazzata.
La mente momentaneamente in tilt, non riesce a elaborare le ultime tre ore appena trascorse, indi mi dedico ad osservare la fauna circostante.
Un'improvvisa, lancinante fitta mi prende all'addome e solo a fatica mi trattengo dal piegarmi e gemere. Sarà il freddo, mi rassicuro con molta poca convinzione, e difatti quelle stronza affiorano cercando di rotolare giù. Mi accoccolo sui gradini della scalinata, tiro un'ultima lunga boccata, facendo rotolare fino in fondo alla gola quel gusto di tabacco che non sentivo da mesi, oramai. 
Presa dai sensi di colpa, cerco di non pensarci, giurandomi che non avrei più neppure sfiorato una sigaretta. Tempo cinque minuti, mi rialzo col migliore dei miei sorrisi: "Scusami, non è che avresti una paina?".


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25 maggio 2011

-Via le mani dagli occhi.

Il terrore di vedere i propri occhi 
cadere a terra in piccoli frammenti,
e il coraggio di specchiarsi, 
assente.
Cocci aguzzi di bottiglia, 
ecco cosa sono le nostre mani,
oramai.



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22 maggio 2011

Aforisma del dì.

-Non credo nella parola "mai"

come nella parola "sempre".

Tu regalami un "adesso" e tutto cambierà.


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16 maggio 2011

Il nulla alle mie spalle.

Ed è spiazzante.
Sei lì in mezzo, non ci sono mezze misure.
TUTTO O NIENTE.
Tutto ciò che hai costruito, trovato sul cammino o ricevuto. 
Sull'altro piatto della bilancia c'è il nulla.
Stranamente il nulla pesa molto più del tutto.
La vedi pendere con decisione, quella bilancia.
Lo sanno anche i muri che devi partire. Mussen e non sollen.
Sola andata, grazie.
Trentacinque Kg della mia vita stipati a forza in un trolley.

In tasca una manciata di sguardi,
alle spalle frutti troppo acerbi per essere colti.


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28 marzo 2011

Ampolle.

-L'ambrosia cola dal tuo volto

stillata in gocce rapide e impazienti

raccolgo il nettare in coppe fragili

e stringo le bende fra i denti.

 

Sgorga il rubino inondando il silenzio

e questa tua mano si tinge di nuovo.

La fervida Signora esige una risposta

che tu non donerai.


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17 marzo 2011

-Liberi non sarem, se non siam uni.

Auguri Italia <3


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17 gennaio 2011

Amnesia.

 

Vorrei mangiarlo, inghiottirlo, quel giorno.
Triturarlo coi denti, finemente sminuzzarlo e poi mandarlo giù.
Non so se mi sazierebbe, credo mi provocherebbe dei crampi.
E basta.
Forse i tuoi occhi mi andranno di traverso, o le tue mani così pesanti non riuscirei a digerirle.
Una buona dose di bicarbonato non gioverebbe, ci vorrebbe un’iniezione a freddo di amnesia.
Per scordare il tocco fresco di quelle mani che ho deriso, così grandi, piacevolmente scorticate e perennemente gelide, che avrei voluto stringere al seno.
Per scordare il lieve sfiorarmi del tuo sguardo, posato un istante solo e velocemente distolto, così improvviso e così caldo che la mia pelle è interamente ustionata.
Per scordare quei tuoi capelli sotto la pioggia, quei capelli che avrei voluto toccare, ma che non mi permettesti di accarezzare.
Per scordare quel tuo sorriso, così fulmineo, un solo istante e già era scomparso, la sciandomi nello stomaco non le farfalle, ma le aquile volteggianti.
Per scordare quella tua risata, una cascata senza freno d’ilarità contagiosa.
Per scordare quella tua voce, così particolare, quella voce che riconoscerei fra mille ma che nonostante tutto al telefono io ti chieda sempre chi sei, solo per sentirtelo dire.
Per scordare il tuo nome, e quel brivido che mi percorre al solo nominarlo.
Per scordare te e le mie illusioni così dorate e così fragili, che a causa della mia fretta e della tua paura hai frantumato e ricucito così male da renderle irriconoscibili.
Ossessioni null’altro.
 

 

 

 


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12 settembre 2010

Mi spiace

Mi spiace,

ma questo mio povero blog dovrà riposare in pace ancora

per un po'..

Domani si ricomincia, e potrò ridedicarmici solo dopo la maturità.

QUALCUNO MI SALVI!

O_O


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5 settembre 2010

Poche semplici linee per raccontare la vita.


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25 agosto 2010

Memoria I Parte

Hello tomorrow and goodbye the yesterday.

No. Ancora no. Non voglio ancora salutare lo ieri.

Voglio gustarlo ancora un po’, rigirarmelo in bocca, quasi fosse una di quelle caramelle succose che danno il massimo del gusto solo dopo che le abbiam succhiate ben bene. Ecco, voglio che il sapore, il nettare rimanga impresso nella mia memoria talmente a fondo che, ogni qualvolta riaffiori, io senta la bocca riempirsi di saliva al solo ricordo di quel succo.

Sì, voglio succhiare tutto da quella serata: ogni impressione, ogni sensazione, ogni pensiero, tutto.

Voglio sentirmi appagata solo sfiorandone la superficie, e sentirmi inebriata immergendomici tutta.

Voglio che la mia memoria faccia ciò che non hai mai fatto, voglio che faccia l’impossibile.

Voglio rivivere attimo per attimo ogni istante di quella serata, voglio riprovare con la stessa intensità ogni emozione.

Positiva o negativa, è lo stesso.

Ciò che conta per me è solo l’intensità.


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13 agosto 2010

Quando l'umanità assume sfumature bestiali.


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13 agosto 2010

Il Pensiero sognatore.

Don’t hold me up now, I can stand my own ground, I don’t need your help now, you want let me down, down, down!

Le note si riversano veloci e continue nelle sue orecchie attraverso le cuffie, e una brezza fresca le carezza la pelle quasi febbricitante.

Il capo si muove su e giù, a destra a sinistra, seguendo il ritmo della voce, della batteria e delle chitarre.

Le dita danzano come falene sulla tastiera del computer, e gli occhi seguono passo a passo ciò che sullo schermo compare.

Un breve click per cambiare canzone, e poi di nuovo giù, a immergersi nell’abisso delle parole.

Una breve occhiata all’angolo destro dello schermo la informa che la mezzanotte è passata da un pezzo. Tanto meglio. Scrivere di notte è diventata un’abitudine fin troppo consolidata. “Chissà come farò quando ricomincerà la scuola?” con un gesto infastidito della mano accantona questo pensiero, ora ha voglia di lasciarsi andare alle note e alle parole. Tutto qui.

Ma per quanto si sforzi, imbrigliare la mente non è il suo forte, e il filo dei suoi pensieri è fragile, e nell’ombra, pronto a balzare fuori e uccidere tutti c’è lui.

Il Pensiero. Sì, non un , ma il. E per di più con la maiuscola. Quale onore!

Lei che le maiuscole le usa solo quando indispensabili.

Temibile, pericoloso, oscuro e come ogni cosa misteriosa, maledettamente allettante. Eh sì, è più forte di lei, ogni tanto si abbandona senza difese, e lui è pronto a prendere il sopravvento. Dove prima regnava la calma e un ordine rigoroso, arriva lui: prende a calci tutto, imbratta di tenebra ogni cosa che tocca e manda in rovina ogni schema costruito. Una volta conclusa l’azione distruttiva, si accoccola sulla montagna di rovine più alta e da lì osserva il suo lavoro. E sogna.

Per questo è un Pensiero pericoloso. Il Pensiero che sogna.

Capita spesso quando lascia vagare la mente, libera di cacciarsi negli antri più bui, di giungere su sentieri troppo impervi per essere percorsi. Un viaggio in autobus, con le inseparabili cuffie alle orecchie, gli occhiali da sole sul naso e la testa abbandonata sul sedile o appoggiata pesantemente al finestrino. Una passeggiata in solitario, un pomeriggio in contemplazione del cielo, una sera passata davanti ad un libro o, ancora meglio, una nottata insonne davanti al pc, scrivendo. Come questa sera. Come stasera.


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12 agosto 2010

E il mitico Rockwell




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11 agosto 2010

La via più bella, non la più facile.

Ed è incredibilie
le menzogne fluiscono libere e senza peso.
La verità ha sempre un fondo calcareo, ma le bugie no;
quelle risplendono al sole come copie perfette di diamanti scintillanti


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10 agosto 2010

Aforisma del dì

Cos'è la conoscenza

se non innocenza perduta?


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7 agosto 2010

Il mio Mantra ;)

Tutto quello che facciamo non è che una goccia nell’oceano,

 ma se non lo facciamo quella goccia,

la tua goccia,

mancherà per sempre.

 (Alda Merini)




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7 agosto 2010

La cerca dell'ispirazione

L’ispirazione.

Il dilemma di ogni artista. O almeno di quelli che si credono tali.

Astratta o concreta non importa.

Autentica o fasulla, è irrilevante.

Li riconosci subito quelli folgorati da questa strana dea, tutti intenti a scrivere su ogni cosa che stia ferma abbastanza a lungo per tracciarvi sopra un qualche segno.

E nello stesso lampante modo riconosci pure quelli che l’ispirazione aspettano di vederla e forse non la vedranno mai.

Lì, impalati in un angolo della stanza ad osservare un punto imprecisato della stanza, oppure svaccati su letti o sedie che guardano il soffitto con tanta attenzione che ci si aspetterebbe di vederlo cadere da un momento all’altro.

Eppure non è così difficile trovarla. Basta non cercarla.

Lasciarsi alle spalle paranoie e banali scadenze, scorrere la vita e smettere di aspettare qualcosa che forse neppure esiste.

Un po’ come faceva il vecchio Sandy.

Lui l’aveva cercata per una vita intera, l’ispirazione.

L’aveva cercata così a lungo che gli occhi erano divenuti due biglie rossastre per tutte le volte che li aveva fissati al soffitto. La testa andava pian piano stempiandosi, a forza di rimanere coricato sul letto per ore, giorni, settimane.

I polmoni si erano fatti cenciosi e color catrame, a forza di fumare sigarette aspettando una folgorazione geniale. Ed è solo per pietà e decoro che non sto qui a parlare delle sue mani, divenute due stracci biancastri e flaccidi a forza di non scrivere nulla e a lavarsi la faccia nella speranza di riprendersi un poco.

E quando finalmente aveva deciso di lasciar perdere tutto quanto e di smetterla di aspettare, non era successo nulla. Un emerito cazzo, come amava descriverlo lui.


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24 giugno 2010

Aforisma del dì

L'ozio non è il padre di tutti i vizi,

ma il figlio di ogni virtù.




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