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DedalusEvelyne 
-La poesia salverà il mondo, o almeno spero.
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diario | Spiragli d'animo |
 
Diario
1visite.

18 giugno 2011

Indefinito.

E ti vedo tentennare, sotto questo cielo inquinato di luci.
I lampioni donano un'atmosfera irreale e i gradini 
di questa chiesa non mi gelano solo le gambe,
anche la mente.

Mi sento affogare nel fiume di parole che riversi,
eppure le sento infrangersi come onde sugli scogli,
inutili.

E ancora tenti di spiegare, di illustrare, di illuminare
un'idea senza corporeità. 
Io ti dono sentimenti, tu ricambi con parole vuote,
io ti dono lacrime libere, tu ricambi con sguardi rinchiusi e
assenza di abbracci.

Ti vedo tremare, tutto questo ti fa paura,
non vedi l'ora che l'alba sorga di nuovo per fare
di tutto questo solo un sogno molto strano.

Mi lasci con l'amaro in bocca e il vuoto nello sguardo;
nel cuore quell'immagine che credo neppure tu scorderai mai:
la mia mano che inutilmente cerca di nascondere lacrime traditrici
e il tuo capo appoggiato pesantemente, gli occhi colmi di uno sguardo sconsolato.

Questo siamo e chissà se questo
rimarremo.


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permalink | inviato da Eve17 il 18/6/2011 alle 1:28 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa

6 giugno 2011

-Nottate di fumo senza cuore.

Appoggiata mollemente alla balaustra bianco-sporco semi arrugginita, una camel quasi finita fra le dita, la musica a volume incontrastato e una folla di ragazzini ubriachi o presunti tali.
Strano, eppure sono proprio io.
Come se non bastasse il gelo che si sta espandendo nelle viscere, un fottutissimo vento inizia perfidamente a spirare e il mio bel coprispalle è totalmente inutile.
Porto la sigaretta alle labbra, ne aspiro una boccata, e fra me e me mi do dell'idiota.
"Ti pare il caso di ridurti così?" sostiene con voce petulante la mia parte coscienziosa, violentemente zittita con stizza dalla parte scazzata.
La mente momentaneamente in tilt, non riesce a elaborare le ultime tre ore appena trascorse, indi mi dedico ad osservare la fauna circostante.
Un'improvvisa, lancinante fitta mi prende all'addome e solo a fatica mi trattengo dal piegarmi e gemere. Sarà il freddo, mi rassicuro con molta poca convinzione, e difatti quelle stronza affiorano cercando di rotolare giù. Mi accoccolo sui gradini della scalinata, tiro un'ultima lunga boccata, facendo rotolare fino in fondo alla gola quel gusto di tabacco che non sentivo da mesi, oramai. 
Presa dai sensi di colpa, cerco di non pensarci, giurandomi che non avrei più neppure sfiorato una sigaretta. Tempo cinque minuti, mi rialzo col migliore dei miei sorrisi: "Scusami, non è che avresti una paina?".


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permalink | inviato da Eve17 il 6/6/2011 alle 20:53 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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