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La cerca dell'ispirazione

L’ispirazione.

Il dilemma di ogni artista. O almeno di quelli che si credono tali.

Astratta o concreta non importa.

Autentica o fasulla, è irrilevante.

Li riconosci subito quelli folgorati da questa strana dea, tutti intenti a scrivere su ogni cosa che stia ferma abbastanza a lungo per tracciarvi sopra un qualche segno.

E nello stesso lampante modo riconosci pure quelli che l’ispirazione aspettano di vederla e forse non la vedranno mai.

Lì, impalati in un angolo della stanza ad osservare un punto imprecisato della stanza, oppure svaccati su letti o sedie che guardano il soffitto con tanta attenzione che ci si aspetterebbe di vederlo cadere da un momento all’altro.

Eppure non è così difficile trovarla. Basta non cercarla.

Lasciarsi alle spalle paranoie e banali scadenze, scorrere la vita e smettere di aspettare qualcosa che forse neppure esiste.

Un po’ come faceva il vecchio Sandy.

Lui l’aveva cercata per una vita intera, l’ispirazione.

L’aveva cercata così a lungo che gli occhi erano divenuti due biglie rossastre per tutte le volte che li aveva fissati al soffitto. La testa andava pian piano stempiandosi, a forza di rimanere coricato sul letto per ore, giorni, settimane.

I polmoni si erano fatti cenciosi e color catrame, a forza di fumare sigarette aspettando una folgorazione geniale. Ed è solo per pietà e decoro che non sto qui a parlare delle sue mani, divenute due stracci biancastri e flaccidi a forza di non scrivere nulla e a lavarsi la faccia nella speranza di riprendersi un poco.

E quando finalmente aveva deciso di lasciar perdere tutto quanto e di smetterla di aspettare, non era successo nulla. Un emerito cazzo, come amava descriverlo lui.

Pubblicato il 7/8/2010 alle 16.6 nella rubrica diario.

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