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Amnesia.

 

Vorrei mangiarlo, inghiottirlo, quel giorno.
Triturarlo coi denti, finemente sminuzzarlo e poi mandarlo giù.
Non so se mi sazierebbe, credo mi provocherebbe dei crampi.
E basta.
Forse i tuoi occhi mi andranno di traverso, o le tue mani così pesanti non riuscirei a digerirle.
Una buona dose di bicarbonato non gioverebbe, ci vorrebbe un’iniezione a freddo di amnesia.
Per scordare il tocco fresco di quelle mani che ho deriso, così grandi, piacevolmente scorticate e perennemente gelide, che avrei voluto stringere al seno.
Per scordare il lieve sfiorarmi del tuo sguardo, posato un istante solo e velocemente distolto, così improvviso e così caldo che la mia pelle è interamente ustionata.
Per scordare quei tuoi capelli sotto la pioggia, quei capelli che avrei voluto toccare, ma che non mi permettesti di accarezzare.
Per scordare quel tuo sorriso, così fulmineo, un solo istante e già era scomparso, la sciandomi nello stomaco non le farfalle, ma le aquile volteggianti.
Per scordare quella tua risata, una cascata senza freno d’ilarità contagiosa.
Per scordare quella tua voce, così particolare, quella voce che riconoscerei fra mille ma che nonostante tutto al telefono io ti chieda sempre chi sei, solo per sentirtelo dire.
Per scordare il tuo nome, e quel brivido che mi percorre al solo nominarlo.
Per scordare te e le mie illusioni così dorate e così fragili, che a causa della mia fretta e della tua paura hai frantumato e ricucito così male da renderle irriconoscibili.
Ossessioni null’altro.
 

 

 

 

Pubblicato il 17/1/2011 alle 23.12 nella rubrica diario.

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